La domanda sembra quasi una provocazione: perché il Karate è riuscito a produrre combattenti competitivi nel K-1 e nelle MMA, mentre il Wing Chun ha avuto una presenza molto più marginale?
La risposta, però, non sta nel fatto che esista un'arte marziale “superiore” e un'altra “inferiore”.
Sta soprattutto in una parola: adattamento.
Quando si porta un'arte marziale all'interno di una competizione reale, con un avversario che resiste, colpisce, spinge, cambia distanza e cerca continuamente di imporre la propria strategia, tutto ciò che non viene allenato regolarmente tende a diventare un problema.
Ed è proprio qui che il confronto tra Kyokushin e Wing Chun diventa interessante.
Il Wing Chun possiede caratteristiche particolari. Il lavoro sulla corta distanza, il controllo della linea centrale, il trapping, la sensibilità attraverso il chi sao e le combinazioni rapide di pugni sono elementi distintivi del sistema.
Il problema nasce quando si passa dall'esercizio controllato al combattimento contro un avversario che non collabora.
Una tecnica può funzionare perfettamente durante un esercizio tecnico e diventare molto più difficile da applicare quando l'altro atleta si muove liberamente, arretra, entra, esce, cambia livello o semplicemente colpisce con maggiore intensità.
Questo non è un difetto esclusivo del Wing Chun.
È un problema universale delle arti marziali.
La differenza è che alcuni sistemi hanno costruito una parte consistente della propria metodologia proprio intorno a questa difficoltà.
Il Kyokushin è uno degli esempi più evidenti.
Nato in Giappone sotto la guida di Mas Oyama, il Kyokushin sviluppò una cultura del combattimento a contatto pieno che lo distingue da molte altre scuole di Karate.
Il praticante non si limita a imparare come eseguire un pugno.
Deve imparare cosa significa ricevere un pugno.
Deve imparare a continuare a combattere quando è stanco.
Deve imparare a mantenere la tecnica quando l'avversario esercita pressione.
Deve imparare a gestire il dolore, la distanza, il ritmo e la fatica.
E soprattutto deve abituarsi al fatto che l'avversario non è un compagno che aspetta educatamente di essere colpito.
Questa differenza metodologica è enorme.
Un atleta può conoscere cento tecniche.
Ma se non ha mai dovuto utilizzarle contro qualcuno che cerca attivamente di impedirglielo, non sappiamo realmente quanto quelle tecniche siano trasferibili al combattimento.
È uno dei motivi per cui il Kyokushin ha costituito una base interessante per combattenti che successivamente sono entrati in discipline come kickboxing e MMA.
Non perché il Kyokushin contenga automaticamente tutto ciò che serve per combattere nelle MMA.
Non lo contiene.
Le MMA richiedono striking, wrestling, lotta a terra, controllo, takedown, difesa dai takedown, grappling e combattimento dalla posizione al suolo.
Un karateka Kyokushin che entrasse direttamente in una gabbia contro un buon wrestler avrebbe probabilmente una brutta sorpresa.
Il problema non sarebbe il Karate.
Sarebbe la mancanza di wrestling.
Ed è proprio questa la lezione più importante.
Un'arte marziale deve essere valutata anche per ciò che allena sistematicamente, non soltanto per ciò che contiene nel proprio repertorio tecnico.
Il Kyokushin allena intensamente alcune componenti del combattimento.
Il grappling non è una di queste.
Per questo, quando un praticante Kyokushin passa alle MMA, deve normalmente aggiungere ciò che manca.
Ma possiede già qualcosa di prezioso: una certa familiarità con il combattimento a contatto pieno.
Questo può rappresentare un vantaggio psicologico e tecnico.
Il corpo ha già sperimentato la pressione dello scambio.
La distanza non è più quella del semplice esercizio.
L'avversario può colpire.
E quando arriva un colpo, bisogna continuare.
È questa abitudine alla realtà dello scambio che può fare una differenza enorme.
Anche il modo di generare potenza merita qualche precisazione.
Il testo originale sostiene che i pugni del Wing Chun siano necessariamente meno potenti perché non utilizzano la stessa spinta delle gambe e la stessa rotazione dell'anca di un pugno tradizionale.
La questione è più complessa.
La potenza di un pugno non dipende da una singola componente.
Dipende dalla coordinazione dell'intera catena cinetica: appoggio a terra, gambe, bacino, tronco, spalla, braccio e mano devono contribuire in modo coordinato.
Anche il Wing Chun può utilizzare trasferimento del peso, struttura corporea e movimento dell'intero corpo.
Il problema non è quindi stabilire che “il Wing Chun non usa le anche”.
La domanda corretta è: quanto viene allenata la generazione di potenza contro un bersaglio che si muove e resiste?
È una questione completamente diversa.
Anche la pronazione del pugno non è una formula magica che trasforma automaticamente un colpo in un'esplosione di potenza.
La rotazione dell'avambraccio può contribuire alla meccanica del pugno e alla posizione della mano al momento dell'impatto, ma la potenza complessiva dipende dalla coordinazione dell'intero movimento.
Ed è qui che il Kyokushin diventa particolarmente interessante.
Il suo karate non si basa soltanto sulla forma estetica del movimento.
La tecnica viene sottoposta a una verifica molto più brutale: l'avversario.
Puoi avere un bellissimo mawashi geri.
Ma se non riesci a tirarlo quando sei stanco, quando l'altro ti pressa e quando devi mantenere l'equilibrio dopo aver ricevuto un colpo, quella tecnica ha ancora un valore competitivo limitato.
Puoi avere un pugno perfettamente eseguito.
Ma devi riuscire a utilizzarlo mentre l'altro cerca di impedirti di farlo.
È questo il passaggio dalla tecnica al combattimento.
Ed è anche il motivo per cui il successo del Karate negli sport da combattimento non può essere attribuito genericamente a “il Karate”.
Esistono decine di stili, con regolamenti, metodologie e culture di allenamento molto differenti.
Shotokan, Wado Ryu, Goju Ryu, Uechi Ryu e Kyokushin non sono semplicemente la stessa cosa con nomi diversi.
Hanno storie, obiettivi e modalità di pratica differenti.
Il Kyokushin, in particolare, ha costruito una forte identità intorno al combattimento full contact.
Il Goju Ryu, dal canto suo, possiede tradizioni tecniche che includono elementi di combattimento ravvicinato, proiezioni, controlli e lavoro sul corpo, anche se la loro applicazione dipende enormemente dalla scuola e dal modo in cui vengono allenati.
E questo ci porta alle MMA.
Dire che il Karate “funziona nelle MMA” è troppo generico.
Il Karate può funzionare nelle MMA quando un atleta prende ciò che il proprio stile gli offre e lo integra con ciò che gli manca.
Un karateka deve imparare a difendere i takedown.
Deve imparare a effettuare takedown.
Deve imparare a combattere contro la gabbia.
Deve imparare il grappling.
Deve imparare a rialzarsi da terra.
Deve imparare a colpire mantenendo la consapevolezza della possibilità di essere portato al suolo.
In altre parole, deve diventare un atleta di MMA.
È esattamente ciò che hanno fatto molti combattenti provenienti da background diversi.
Non hanno portato nella gabbia un sistema chiuso.
Hanno costruito un sistema personale utilizzando ciò che avevano imparato.
E qui il confronto con il Wing Chun diventa particolarmente interessante.
Il problema principale del Wing Chun nelle competizioni moderne non è necessariamente che le sue tecniche siano “inutili”.
È che il sistema tradizionale, nella maggior parte delle sue forme, non è stato sviluppato intorno alle esigenze specifiche del combattimento MMA moderno.
Il combattente deve affrontare livelli, takedown, wrestling, clinch, lotta contro la gabbia e combattimento al suolo.
Se queste situazioni non vengono allenate con sufficiente intensità e realismo, non basta possedere una grande quantità di tecniche di striking.
Lo stesso principio vale per il Karate.
Un Kyokushin tradizionale non diventa automaticamente MMA soltanto perché è full contact.
Il suo regolamento stesso presenta limitazioni: per esempio, il pugilato al volto con tecniche di pugno è tradizionalmente escluso dalle competizioni Kyokushin.
Questo significa che un karateka che passa alle MMA deve modificare il proprio stile.
Deve imparare a utilizzare efficacemente i pugni al volto.
Deve adattarsi alla minaccia dei takedown.
Deve comprendere il combattimento al suolo.
Deve imparare a lavorare nella distanza e nelle posizioni che il regolamento Kyokushin non richiede normalmente.
Quindi il vero motivo per cui il Kyokushin può aver prodotto combattenti efficaci in altri sport da combattimento non è che possieda una tecnica segreta.
È molto più semplice.
Il Kyokushin abitua il praticante al contatto.
E il contatto cambia tutto.
Quando sai che il tuo avversario può colpirti, la tecnica viene sottoposta immediatamente a una selezione naturale.
Quello che funziona tende a rimanere.
Quello che funziona soltanto quando l'altro collabora tende a scomparire.
Quello che richiede una distanza perfetta deve essere adattato.
Quello che non regge sotto pressione deve essere modificato.
È una delle grandi lezioni dello sport da combattimento moderno.
Non vince necessariamente il sistema con più tecniche.
Vince l'atleta che riesce a trasformare le proprie tecniche in comportamenti efficaci contro qualcuno che cerca attivamente di impedirglielo.
Per questo sarebbe sbagliato concludere che il Kyokushin abbia “dimostrato di essere superiore” al Wing Chun.
Ha dimostrato qualcos'altro.
Ha dimostrato che un sistema di Karate costruito intorno al combattimento full contact può offrire una base particolarmente utile per lo striking competitivo.
Il resto bisogna costruirlo.
E nelle MMA bisogna costruirne parecchio.
Alla fine, il vero confronto non è quindi Kyokushin contro Wing Chun.
È allenamento contro fantasia.
Un'arte marziale può avere tecniche spettacolari, concetti sofisticati e una tradizione straordinaria.
Ma quando l'avversario non collabora, quando arriva la fatica e quando i colpi fanno male, rimane una sola domanda: riesci ancora a farla funzionare?
È lì che comincia il combattimento vero.
Cesio Endrizzi