Ascolta bene, principiante. Stai per imparare qualcosa che potrebbe salvarti il culo. Dimentica le stronzate dei film, le coreografie eleganti e le filosofie da salotto. L'arte della parata, l'Uke Waza, è sopravvvivenza pura. È l'istinto primordiale di non farti spaccare la faccia. E qui si parla di fondamenta. Se non le padroneggi, non sei un artista marziale. Sei un sacco da boxe che cammina.
Non siamo in un salotto di tè. Non ci sono "mosse segrete". Ci sono ossa che rompono, carne che si lacera e cervello che si spegne se prendi un colpo. Le parate servono a una cosa sola: interrompere l'attacco dell'avversario, punto. Creare un'apertura per contrattaccare, o almeno per vivere abbastanza a lungo da scappare.
Questo è il mondo reale. Duro, veloce, brutale. E queste sono le tre guardie di ferro che ti separano dall'ospedale.
JODAN UKE: LA PARATA ALTA. LA DIFESA DEL TEMPIO.
L'ATTACCO: Un pugno diritto alla faccia (Oi-Zuki Jodan). Un gancio. Un calcio laterale alla testa (Yoko Geri). Qualsiasi cosa venga a spegnere la tua luce.
LA REALTA': La tua testa non è un bersaglio. È il quartier generale. Da lì partono gli ordini, ci sono i sensi, c'è la coscienza. Un colpo andato a segno qui è game over. Lo Jodan Uke è il baluardo. Non è un gesto gentile. È un'ascia che devia un'altra ascia.
COME SI FA:
Posizione di partenza: Sei in guardia (zenkutsu dachi, kokutsu dachi, non importa, ma devi essere radicato come un cazzo di pilastro). Braccio avanti rilassato.
L'azione: Non è solo il braccio. È tutto il corpo. Parti col gomito basso, pugno chiuso vicino all'orecchio opposto. Immagina di dover spaccare un'asse che scende verso la tua tempia.
Il movimento: Ruota il bacino e le spalle con forza esplosiva. Il tuo avambraccio (la parte esterna, l'Ude), duro come una trave, descrive un arco dall'interno verso l'esterno. Il punto di contatto è il terzo medio dell'avambraccio. Non la mano, non il polso. L'OSSO.
La fine: Il braccio termina inclinato a 45° sopra la tua testa, il pugno leggermente più alto del capo, il gomito più basso della spalla per proteggere i fianchi. L'altro braccio è pronto, tirato indietro al fianco (hikite) per dare potenza e preparare il contrattacco.
L'ERRORE DEL PRINCIPIANTE: Muovere solo il braccio. È debole. È lento. Ti spacca lo stesso. Usa la torsione del busto. È la differenza tra spingere una porta e prendere a martellate la porta stessa.
LO SPIRITO: Non stai "bloccando". Stai devastando la traiettoria dell'attacco. Il tuo avambraccio deve sentire l'urto e trasmetterlo a terra attraverso le tue gambe. Non cedi di un centimetro.
CHUDAN UKE: LA PARATA MEDIA. LA PROTEZIONE DEL CUORE.
L'ATTACCO: Un pugno allo stomaco, al plesso solare, alle costole (Oi-Zuki Chudan). Un calcio frontale (Mae Geri) alla pancia.
LA REALTA': Qui ci sono gli organi. Un colpo secco al plesso solare ti fa vedere nero e ti lascia a boccheggiare come un pesce fuor d'acqua. Una costola rotta trafigge un polmone. Chudan Uke è lo scudo del tuo tronco. È la tecnica che usi più spesso, perché il torso è un bersaglio grosso.
COME SI FA (SENZA PERDERE TEMPO):
Posizione di partenza: Stessa cosa. Guardia. Stabilità.
L'azione: Il braccio parte incrociato davanti al tuo basso ventre, pugno dell'altra mano. Sembra vulnerabile? È una trappola.
Il movimento: Di nuovo, potenza di torsione. Il braccio parante si alza e ruota in un arco ampio e deciso, portando l'avambraccio (sempre la parte esterna) a intercettare il braccio o la gamba avversaria a livello del tuo torace/busto. Il movimento parte dal gomito basso e termina con il braccio orizzontale, il pugno all'altezza della spalla opposta.
La fine: Braccio parante teso e forte, gomito leggermente flesso ma non molle. Il gomito dell'avversario deve finire oltre la tua linea centrale. L'hikite al fianco è cruciale: tira indietro come se strappassi via qualcosa, dando potenza e preparando un contraccolpo allo stomaco dell'attaccante.
L'ERRORE DEL PRINCIPIANTE: Parare troppo largo o troppo stretto. Troppo largo: apri il tuo centro. Troppo stretto: il colpo ti passa attraverso. Devi intercettare l'attacco sulla sua traiettoria, deviandolo di pochi centimetri, ma fatali.
LO SPIRITO: È un movimento rotondo e potente. Non "respINGI", devII. Stai reindirizzando una forza, come farebbe un pendolo di ferro. Il contatto deve essere netto, deciso. Devi sentire il braccio dell'altro che viene spostato via dalla sua linea di attacco.
GEDAN BARAI: LO SPARATORE IN BASSO. NON È UNA PARATA, È UNA FALCE.
L'ATTACCO: Un calcio basso agli stinchi, alle ginocchia, all'inguine (Mae Geri, Kin Geri). Un pugno basso. Qualsiasi tentativo di demolire la tua base.
LA REALTA': Le tue gambe sono le tue radici. Senza radici, cadi. Senza stabilità, sei un bersaglio fermo. Un calcio al ginocchio ti finisce. Gedan Barai (spesso chiamato Gedan Uke) è la tecnica più brutale delle tre. Non parerà, spazza via.
COME SI FA (COME UN MACELLAIO):
Posizione di partenza: Sempre lì. Radicato.
L'azione: Il braccio parante parte alto, vicino all'orecchio opposto. Sembra esagerato? Serve per accumulare energia potenziale. Come un'ascia che si alza.
Il movimento: È un fendente. Un colpo di mannaia verso il basso. Il braccio scende con forza esplosiva, ruotando, portando il taglio dell'avambraccio (lato del mignolo, Shuto) a colpire e deviare la gamba o il braccio attaccante nel punto in cui è più debole: di solito la caviglia o lo stinco.
La fine: Il braccio si ferma teso, circa 30-40 cm davanti alla tua gamba anteriore, in diagonale, proteggendo l'inguine. La mano è a pugno. La sensazione deve essere quella di aver spaccato qualcosa che saliva. L'hikite al fianco dà l'impulso finale.
L'ERRORE DEL PRINCIPIANTE: Muovere solo il braccio in un gesto piccolo e circolare. È inutile. Gedan Barai è un movimento LINEARE e VERTICALE di grande potenza. Devi immaginare di fendere una catena con un colpo solo.
LO SPIRITO: Questa è difesa aggressiva pura. Non stai solo fermando un attacco. Stai danneggiando l'arto attaccante. Stai infliggendo dolore. Stai dicendo all'avversario: "ogni volta che provi a calciarmi, rischi di farti male tu". È dissuasivo, è crudele, è efficace.
LA VERITA' CHE NESSUNO TI DICE
KIME (Focalizzazione): Ogni parata finisce con un'esplosione di tensione muscolare, per un microsecondo. Non è un movimento fluido e continuo. È: rilassato - ESPLOSIONE (contatto) - rilassato. Quel momento di tensione è ciò che assorbe e respinge la forza.
HIKITE (Braccio che tira): Se non tiri indietro l'altro braccio con forza, la tua parata sarà al 50%. Punto. È fisica. È come sparare un fucile senza appoggiarlo alla spalla. La tua potenza si dissipa.
TAI SABAKI (Spostamento del corpo): La parata più forte del mondo fallisce se resti fermo a prendere il colpo. DEVIAZIONE + SPOSTAMENTO = SOPRAVVIVENZA. Una parata di Chudan deve essere accompagnata da una leggera rotazione del busto all'indietro o di lato. Un Gedan Barai può essere seguito da un passo indietro. Non essere un palo.
ZANSHIN (Stato di allerta): La parata non è la fine. È l'inizio. Il momento dopo aver parato è il momento più vulnerabile per l'attaccante. La tua mente non deve dire "uff, l'ho parato". Deve dire "ORA TI SPEZZO". Il contrattacco deve essere parte dello stesso respiro, dello stesso impulso.
Queste non sono "paratine". Sono Uke Waza. Tecniche di sopravvivenza. Non le impari per prendere una cintura. Le impari per non finire a mangiare attraverso una cannuccia.
Allenale fino a quando i tuoi avambracci saranno duri come il ferro. Allenale fino a quando il movimento partirà dal tallone, salirà per le gambe, ruoterà il bacino e si scaricherà lungo il braccio senza che tu ci pensi. Allenale fino a quando saranno un riflesso, più naturale del battito di ciglia.
Perché nella strada, nel ring, nella vita, arriva sempre un momento in cui qualcuno o qualcosa tenta di colpirti. In quel momento, non avrai tempo per pensare. Avrai solo il tuo corpo, il tuo istinto, e il muscolo-memoria di queste tre guardie di ferro.
Scegli bene su cosa investire il tuo tempo.
